Galante avverte profondamente l'esigenza di trasmettere una valenza simbolica alle sue opere in modo tale che lo riveli all'osservatore più ancora dei suoi tratti pittorici: si è dedicato, ad esempio, alla ritrattistica tradizionale, inserendo però in ogni opera un particolare (un oggetto, un paesaggio o altro) che permettesse di gettare uno sguardo sugli aspetti più personali e privati del soggetto rappresentato.
E ancora, nel suo ultimo ciclo pittorico dedicato al gioco e ai giocattoli, è riuscito ad effettuare una originale rivisitazione di una tematica cara alla pittura classica: la natura morta. Un tema che ha peraltro già approfondito.
Osservare i giocattoli come protagonisti di una scena una volta occupata da frutta, oggetti vari, cacciagione, rimanda appunto a quella dimensione simbolica a cui prima si faceva riferimento: all'infanzia come "Età d'oro", come innocenza totale, come regno della fantasia e del "tutto è possibile", al gioco come prima esperienza di vita sociale, ai giocattoli come strumenti di crescita progressiva.
Di spicco "Amici per la pelle", un'immagine tenera e rassicurante in cui l'eterno sorriso della bambola insieme all'orsacchiotto, che tutti abbiamo avuto come compagno di giochi, suggerisce con forza la valenza della dimensione ludica, del sogno che diventa vita vissuta.
Anche l'attesa viene sublimata in un volo di farfalle nel cono di luce del lampione nell'opera "Aspettando il principe", e in "Pensieri".
In "Leggera come l'aria" invece, la levità dei pensieri infantili nel gioco introduce l'aspetto fantastico, in cui anche per una bambola è possibile danzare su una bolla di sapone.
In "I sogni di Elena" ancora una volta si presenta la metafora sogni-farfalle, una non- realtà leggera, libera di volteggiare dovunque. In "Senza pensieri" uno dei giochi più amati dai bambini, l'altalena sulla quale sembra di volare e la bambola, ci trasportano nei ricordi che tutti custodiamo in un recesso della nostra mente.
E cosa dire di "Speranza"? Un globo terrestre, una bambina, una rosa: una interazione fra queste tre figure con un forte messaggio simbolico. Non il Piccolo Principe e la sua rosa un po' egoista, ma l'"I care for", il credere con la forza dell'innocenza-bambina che tutto può cambiare, che un fiore può nascere anche dal fango e da una terra violentata.

Marilena Cheli Tomei
(Scrittrice)



…. Osservando, ad esempio, gli oli su tela di Sabino Galante, è lapalissiano notare che il suo percorso s'è rivolto a tutta una serie di elementi quale, l'ha detto più volte, l'interesse per la ricerca figurale, ricca di un impegno disegnativo e cromatico non indifferente sicuramente non disgiunto da elementi classici misti ad altri ove la fantasia ha avuto ed ha un certo ruolo sicuramente atto a recuperare – come col tema odierno – il simbolo del gioco, che vede come evasione, come sogno, come elemento di apprendimento.
In Galante quelle parole, quel grido vero e proprio con cui si vieta di calpestare l'innocenza, è espresso recuperando la dolcezza del giocattolo, intimando agli animi senza coscienza – e ce ne sono... purtroppo sempre più numerosi! – di fermarsi perché le ferite inferte non si rimarginano, o si chiudono dopo tante sofferenze.
Credo opportuno di dire soltanto che l'artista merita un plauso anche per l'equilibrata scansione pittorica, tant'è che i lavori a olio consentono di capire l'intensità di un impegno continuato e continuativo che non cesserà di dargli ancora soddisfazioni, così come a chi ne segue con attenzione il viaggio.
Un attimo. Una pausa.

Leggo una poesia che si intitola "Gioco di grida" :
"Giardino ricordi?
I nostri passi bambini
veloci e pesanti
orme d'energia viva.
Tempo nel correre del pallone
riposo scandito dalla merenda.
Ricordi giardino?
Mi nutrivo del tuo sguardo.
Furono passi veloci
gioco di grida.
Oggi il mo rimembrare".


Lodovico Gierut
(Critico ed esperto d'arte)



Sabino Galante è un pittore raffinato, che ama la bellezza intesa non solo nel sua apparenza esteriore, ma anche nel suo significato più intimo, quale puro sentire. Sin da bambino cerca di cogliere dalla natura e dagli elementi che lo circondano questa purezza, che indubbiamente lo accompagnerà per tutto il suo cammino artistico.
Intensi i suoi oli su tela, nei quali si possono esperire armoniche emozioni: non solo l’incanto della nostalgica Venezia viene raffigurato con un’intima poetica fatta di sfumature, riflessi, soffuse pennellate che si intersecano, talvolta, a testi didascalici, ma la sua abilità si riconosce anche nel delineare momenti di vita quotidiani, sempre abitati da quella evanescente abilità espressiva che caratterizza il suo tratto.

Il rapporto con il gioco ed i suoi elementi ludici diviene in alcuni suoi lavori oggetto di minuzioso ritratto: bambole, "archetipi della fantasia d’infanzia", come quelle che rievocano le leggendarie Cabbage Patch ideate nel 1978 da Xavier Roberts, oppure carte e pupazzi che sembrano scaturire dall’universo magico di Lewis Carroll. Il gioco per Sabino Galante diventa quindi non solo l’elemento ricordo, che emerge come una sorta di memoria involontaria di matrice proustiana, ma anche e soprattutto illuminazione, espressione di un’umanità ingenua e priva di influenze negative. L’intento è quindi di mantenere in vita quello "spirito fanciullo" , in cui abitano creatività, purezza, curiosità. Sul tale tema Rainer Maria Rilke si era espresso in modo sublime: «Finchè afferri ciò che tu stesso hai gettato, tutto questo è abilità e irrisorio guadagno; solo quando all’improvviso diventi afferratore della palla che una con giocante eterna ti ha gettato, al tuo centro, con preciso lancio esperto, in uno degli archi della grande fabbrica di ponti di Dio:solo allora il poter-afferrare è una capacità, non tua, di un mondo». La parola gioco è quindi da intendersi anche nella parvenza estetica come condivisione, dialogo, esperienza ....
Sabino Galante è un osservatore autentico, che indaga le pieghe del suo tempo attraverso lo strumento dell’arte. Lo fa con grazia, maestria, con quell’abilità pittorica che è sapienza antica. Perché il figurativo non inizia e termina in un’epoca, ma continua in chi, come lui, ne sa cogliere bagliori ed echi.

Paola Simona Tesio
(Critica dell’arte)



Sabino Galante vanta una formazione pittorica di impostazione classica, con lungo e metodico esercizio di disegno e di strutturazione compositiva, con aggiuntivo e approfondito studio analitico dei colori, della percezione visiva e della figurazione, qualità che sono premessa ai risultati equilibrati ed armonici delle sue realizzazioni, le quali vertono prevalentemente sui temi mitologici, epici, storici favolistici o fiabeschi.
Molto spesso la commistione tra il soggetto eroico e la figura grottesca esita inusuali risultati di sorpresa, situazioni in cui l’impeccabile classicismo non entra in conflitto con l’ironico, ma genera un dialogo di avvicinamento tra il serio ed il faceto, tra l’aulico e il giullaresco, situazione che può evocare l’atmosfera delle corti antiche, dove il buffone di Palazzo sbeffeggiava il Principe e divertiva gli astanti. La straordinaria capacità strutturale consente all’Artista di nobilitare anche il ridicolo, di rendere gradita l’ironia ed il sarcasmo, mai scivolando nell’indebito, ma anzi elevando alla nobiltà dell’arte figure, personaggi, situazioni e circostanze altrimenti e potenzialmente appartenenti ad una realtà di tono comune.
Sabino Galante privilegia la tendenza figurativa tradizionale perché il classicismo è nella sua cultura antropica, che gli ha consentito di respirare la dovizia dei valori immortali che sono preziosi ora, più che mai, in tempi di disfacimento del patrimonio che la storia ha cumulato in tre millenni di continui rivolgimenti culturali, i quali hanno gradualmente mutato, se on deteriorato la realtà, l’etica, la filosofia di vita.
Solo l’arte che perpetua i valori può riscattare l’umanità dall’anientamento, può recuperare e restituire i significati profondi e trascendentali dell’esistere e dell’essere, può consolidare la pregnanza dei sentimenti e delle emozioni. L’artista è consapevole di questo itinerario "aspro e forte", ma non ne teme ne il percorso, ne gli effetti e, quasi "a ritroso degli anni del Fato " persegue i suoi obiettivi di qualità, consapevole che l’opera d’arte destinata ad occhi che sanno guardare sarà ammirata sempre e a prescindere, "da qui all’eternità".

Enzo Papa
(Scrittore e Critico dell’arte)












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